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Roald Dahl in musical!

Se siete amanti dei libri per ragazzi del grande Roald Dahl, non dovreste perdervi per nulla al mondo i due musical in scena sui palcoscenici londinesi in questo periodo: Matilda e Charlie and the Chocolate Factory! Spettacoli per grandi e bambini, capaci di affascinare anche il pubblico che non parla fluentemente l’inglese. Ora vi spiego come!

Una doverosa premessa: una vacanza a Londra offre un’enorme varietà di possibilità, che siate adulti, bambini, adulti poco cresciuti in cerca di suggestioni provenienti dalla letteratura per l’infanzia (Peter Pan ai giardini di Kensington, l’orso Paddington dell’omonima stazione…), ma non è propriamente a buon mercato. Se poi durante il soggiorno uno si vuole concedere di andare a teatro per assistere a spettacoli musicali o di prosa di prima classe, che Londra vanta in gran numero, ecco che il budget va considerevolmente aumentato… ma ne vale la pena!

Prendiamo l’esempio dei recenti musical tratti da due dei più celebri romanzi di Roald Dahl, Matilde (in inglese Matilda) e La fabbrica di cioccolato (Charlie and the Chocolate Factory): lettura quasi obbligata – o perlomeno consigliatissima – per i bambini da 8/9 anni in su di tutto il mondo, i libri sono stati adattati per la scena rispettivamente il primo dalla Royal Shakespeare Company, e il secondo dalla divisione per lo spettacolo dal vivo della Warner Bros., compagnia cinematografica che già produsse i due adattamenti filmici della storia di Willy Wonka.

Si tratta di due produzioni di rilevanza internazionale, che puntano ad installarsi come nuovi classici sui palcoscenici di città come Londra e New York. Non stupisce dunque che i biglietti più economici, quelli per i posti nelle vertiginose balconate che sovrastano il palco, costino intorno alle 25£ a persona. Ma lo spettacolo vale l’investimento, cari lettori: l’ho provato di persona ed ecco qualche suggerimento per godere al meglio di questa esperienza autenticamente londinese!

Roald Dahl’s Matilda – The Musical  è uno spettacolo scritto da Dennis Kelly, con canzoni e musiche originali di Tim Minchin, diretto da Matthew Warchus, giunto nel 2014, dopo il debutto nel 2011, alla sua millesima replica al Cambridge Theatre, dove sarà ancora in scena fino a maggio 2015. Se avete in mente di passare per Londra da qui ad un anno, da soli o con i vostri bambini, potrete assicurarvi due ore e mezza di spettacolare divertimento… a patto di conoscere già la storia del libro.

Questi i punti salienti: Matilda è una bambina prodigio, incompresa da due genitori superficiali e disonesti. A soli quattro anni comincia a frequentare la biblioteca pubblica nutrendosi di libri, e appena ha l’occasione di andare a scuola dà prova di una straordinaria intelligenza e vivacità, cosa che non sfugge alla sua maestra, Miss Honey (la signorina Dolcemiele della versione italiana).

Matilda - The Musical_foto 3Peccato che la preside dell’istituto, Miss Trunchbull (Spezzindue nel libro, Trinciabue nel film), veda di mal occhio tutti coloro che sfuggono alla norma, alle regole e al suo controllo, mettendo in atto nei confronti degli scolari indifesi punizioni grottesche e inenarrabili. Sarà Matilda, con uno speciale potere che le permette di muovere gli oggetti e una grande determinazione, a vendicare se stessa e i suoi amici di tutte le ingiustizie subite.
La versione teatrale si discosta in diversi momenti dal romanzo di Dahl, e per gli spettatori non anglofoni non è sempre facile ritrovare i propri punti di riferimento, fra un dialogo ritmato e uno scalpitante numero di ballo. Le principali trasformazioni riguardano il montaggio di alcuni episodi salienti del libro (le dispettose vendette nei confronti dei genitori e le angherie subite a scuola, che nello spettacolo procedono in parallelo), l’introduzione della minaccia di alcuni mafiosi russi, che il padre di Matilda ha cercato di imbrogliare, e un racconto nel racconto che, in una tenera inversione di ruoli, è la stessa Matilda a raccontare alla sua bibliotecaria preferita, Miss Phelps (la signorina Felpa), il cui ruolo è molto ampliato rispetto al libro.
La tragica storia d’amore narrata da Matilda, mentre sullo sfondo scorrono sequenze animate e coreografate, ha per protagonisti un mago e una acrobata che stanno per avere un bambino, ma vengono costretti dalla perfida sorella di lei ad esibirsi in un numero molto pericoloso, che costa la vita alla donna, ma per fortuna non al nascituro. Lungi dall’essere un riempitivo, questo episodio metanarrativo serve per svelare agli spettatori l’infanzia di Miss Honey, cresciuta senza mamma da una crudele zia, che, proprio come nel romanzo, solo nel finale si rivela essere Miss Trunchbull.

Matilda - The Musical_foto 4Il ritmo incalzante, la colonna sonora accattivante (eseguita rigorosamente dal vivo), le scatenate coreografie che hanno per protagonisti performers adulti e bambini (straordinari questi ultimi, capaci di cantare e ballare con energia e abilità), fanno immediatamente passare in secondo piano le difficoltà linguistiche nell’afferrare tutti i dialoghi e i testi delle canzoni. La scenografia in continuo cambiamento, composta da un pavimento e pareti tappezzati dalle tessere di un abbecedario gigante e da elementi praticabili, sui quali i personaggi si arrampicano, saltano, dondolano, danzano, è una meraviglia per gli occhi e fonte di continua sorpresa.
Proprio come nel romanzo, il personaggio più indimenticabile dello spettacolo è naturalmente Miss Trunchbull: esilarante la performance di Alex Gaumond in questo ruolo esagerato e grottesco. Ma il cuore del musical è lo spirito di ribellione di fronte alle ingiustizie del mondo adulto incarnato da Matilda e dai suoi compagni, che suscita consensi e applausi da spellarsi le mani.

Un consiglio pratico: visto che in tutti i teatri i posti più economici sono posizionati all’ultimo piano della galleria e offrono un punto di vista quasi verticale sulla scena, scegliete come giorno per vedere lo spettacolo che vi interessa un lunedì o un martedì. Se la platea risulterà poco affollata, saranno gli organizzatori stessi ad offrirvi un posto migliore per assistere allo spettacolo, allo stesso prezzo della balconata.

Charlie and the Chocolate Factory_logoA me è capitata tale fortuna in occasione della performance di Charlie and the Chocolate Factory, il musical ispirato all’omonimo romanzo, prodotto nel 2013 e in programma quest’anno in occasione del 50° anniversario della pubblicazione del libro.

Fedelissimo allo spirito del libro e alla sua struttura, lo spettacolo si presenta come largamente accessibile ad pubblico non di lingua inglese di adulti e ragazzi da 8/9 anni in su, che abbiano in precedenza letto il romanzo. Diretto da Sam Mendes, regista premio Oscar, che ha da sempre affiancato  alla carriera cinematografica quella di direttore in teatro, l’adattamento teatrale di David Greig, con canzoni del celebre compositore, più volte candidato all’Oscar, Marc Shaiman, segue passo dopo passo gli episodi narrati da Dahl. Ci vengono presentati prima lo sfortunato Charlie e la sua poverissima famiglia, poi il concorso indetto dal misterioso Willy Wonka, magnate dell’industria dolciaria sul quale circolano molte leggende.

I cinque biglietti d’oro messi in palio come lasciapassare per visitare la Fabbrica di Cioccolato vengono vinti uno dopo l’altro da bambini viziati, obesi, irrequieti e irrispettosi provenienti dai quattro angoli del globo, di cui la televisione dà notizia con grande enfasi. L’ultimo biglietto tocca al modesto ma speranzoso Charlie, ma solo per un imprevedibile colpo di fortuna.

Con la crudele ironia tipica di Dahl, il sogno di coloro, bambini e accompagnatori adulti, che mettono piede nel regno del cioccolato con spirito avido, ingordo e senza umiltà, si trasforma in un incubo, mano a mano che i partecipanti alla visita guidata finiscono intrappolati, fagocitati, sconquassati dai macchinari della fabbrica. Insomma, siamo di fronte ad una scanzonata versione dolciaria di Dieci Piccoli Indiani, nella quale alla macabra filastrocca rimata dall’assassino si sostituiscono le bizzarre canzoni intonate dagli operai Umpa Lumpa!

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Spettacolare e coinvolgente, anche se un poco schematico e con meno idee originali di quanto ci si potesse aspettare dato il dispendio di mezzi, lo spettacolo ricrea con luci, marchingegni e videoproiezioni tutti gli scenari partoriti dalla sfrenata immaginazione di Roald Dahl, con una grandiosità che non ha nulla da invidiare al cinema, medium con il quale la messinscena si confronta direttamente. E sì, perché quando si parla di mettere in scena La fabbrica di cioccolato, non ci si può mai dimenticare dei due adattamenti cinematografici ad opera di Mel Stuart nel 1971 e Tim Burton nel 2005. Se è all’immaginario pop e fluorescente del lungometraggio più recente che strizzano l’occhio i colori e le scenografie del musical, è allo scherno bonario del primo Willy Wonka interpretato da Gene Wilder, più che all’eccentricità sopra le righe di Johnny Depp, che si rifà il protagonista dello spettacolo.

Lo spirito visionario di Willy Wonka, che riecheggia nel suo naturale erede Charlie, è tutto espresso dalla bellissima canzone Pure Imagination, scritta da Leslie Bricusse e Anthony Newley per il primo film, e ripresa nello spettacolo londinese con grande suggestione.

Per rendere ancora più gustosa una serata all’insegna dell’evasione e del ritorno all’infanzia, gli organizzatori dello spettacolo non si sono lasciati scappare l’occasione di vendere le “originali” barrette di cioccolato Wonka, a cui nessuno spettatore – me compresa – può sperare di resistere!

Wonka Bar

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