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“La gita di classe”, di Moni Nilsson, QuduLibri

la gita di classeDall’incontro fra autrice svedese anticonformista e un team di traduttori appassionati nasce un progetto editoriale originale e coraggioso.

Non è stato facile venire a conoscenza della pubblicazione di La gita di classe, un romanzo per lettori da 12/13 anni in su della scrittrice svedese Moni Nilsson, pubblicato dalla piccola casa editrice indipendente Qudu libri.

Conoscevo l’autrice per i due strepitosi romanzi per bambini Tsatsiki e ‘Ma e Tsatsiki e ‘Pa, pubblicati qualche anno fa da Bohem press (ne ho parlato qui), che non smetto mai di consigliare alle classi dalla terza di scuola primaria in più, per la loro freschezza e originalità. Il nome di Moni Nilsson mi è quindi saltato agli occhi scorrendo la lista dei romanzi candidati al Premio Strega Ragazzi e Ragazze e così ho scoperto La gita di classe.

La pubblicazione della versione italiana del romanzo è avvenuta nel 2014 (in patria fu edito nel 2001 e ripubblicato nel 2013) ed è il frutto dell’incontro fra Qudu Libri, realtà editoriale che dedica ai ragazzi la collana Locanda Redinoce, e il collettivo Raidho, coordinato da Laura Cangemi, che già tradusse i libri di Nilsson per Bohem.

Il gruppo di dodici traduttori – che prende il nome dalla runa che rappresenta il viaggio del pensiero – si è formato nel 2013 in occasione di un seminario sulla traduzione nell’ambito della letteratura per ragazzi, promosso Swedish Arts Council, Swedish Institute e FILI (Finnish Literature Exchange), e da allora lavora collettivamente per portare in Italia libri che altrimenti rimarrebbero sconosciuti. Come dichiara una delle traduttrici, “non sopporto che i bei libri non possano essere letti da tutti solo perché sono scritti nella lingua sbagliata”. Non potrei essere più d’accordo!

La gita di classe_copertina

La gita di classe, Moni Nilsson, traduzione a cura di Raidho, QuduLibri 2014, 12€.

La gita di classe è un romanzo davvero ben costruito e coinvolgente e sono contenta di averlo potuto leggere in italiano, anche se alcuni passaggi al suo interno mi ha suscitato diverse domande.

Il libro ha una struttura concentrica: la diciottenne Malin sta per andarsene via di casa, quando ritrova in soffitta il diario segreto di quando era una tredicenne che frequentava la sesta (il corrispettivo della nostra seconda media). Riaprendolo, torna a farsi vivo il ricordo della gita di classe di due giorni, organizzata come commiato prima della fine dell’anno scolastico e che molti compagni vadano in scuole diverse. La meta scelta è un ostello sulle rive di un fiume, dove fare un’escursione in kayak; poi in programma visita allo zoo cittadino e serata in discoteca, o meglio, nell’ostello trasformato in sala da ballo.

La narrazione del passato comincia a scorrere. Alle pagine del diario personale di Malin si alternano capitoli in terza persona, in cui vengono presentati uno alla volta tutti i compagni di classe, con le loro vicende personali, le paure, le “cotte” ricambiate e non. Tutti vivono la gita come un’occasione per mettere alla prova le amicizie di lunga data e le nuove, dichiararsi al proprio innamorato o innamorata, o anche solo semplicemente divertirsi. Riuscirà la riflessiva Malin a lasciarsi andare e vivere con più spensieratezza? La sua amica Emelie coronerà il sogno d’amore con Elliot? Josefin, che si considera grassa e per questo sta sempre in disparte, avrà il suo riscatto? I bulli incontrati in piscina si vorranno vendicare di Elliot, Hamid e Rasmus, che li hanno sfidati?

Seguire ventuno personaggi diversi in una storia in cui gli avvenimenti sono pochi, e a contare sono soprattutto le emozioni e le relazioni, non è facile. Per fortuna uno dei primi capitoli presenta i ragazzi e le ragazze uno a uno, permettendoci di farci un’idea sul loro carattere e personalità.

Moni Nilsson è eccezionale nel costruire brevi ritratti in cui spiccano le contraddizioni di un’età a cavallo fra infanzia e adolescenza. Alcuni particolari, di una sincerità e esattezza disarmanti, mi hanno riportato alla mente ricordi personali altrettanto precisi: prima o poi abbiamo vissuti tutti il momento in cui ci piaceva ancora giocare, ma anche flirtare con i compagni e atteggiarsi a ragazze o ragazzi maturi. Nilsson descrive con grande tenerezza i bambini non ancora cresciuti che si nascondono dietro ad atteggiamenti da grandi:

A Linda capitava di essere molto infantile, anche se era cresciuta. Le piaceva ancora giocare: vestiva le Barbie, si dondolava sull’altalena, si arrampicava sugli alberi e d’estate costruiva capanne.

A Edvin non piaceva la discoteca. In effetti era stato figo quando Cayenne e Leena avevano invitato lui e Lukas a ballare, ma poi erano scomparse. […] Il posto in cui si trovava più a suo agio era a casa: lì, poteva essere se stesso e giocare con Arvid. Poteva costruire con i lego per ore, giocare con le pistole e le spade, o coi soldatini di Arvid, che erano molto più belli di quelli che aveva avuto lui.

Oltre ai cavalli, quello che My preferiva erano i libri su di loro. Leggerli era come scomparire in un altro mondo, sfuggire dalla realtà per un momento ed essere qualcun’altra. In quei romanzi le ragazze se la passavano molto meglio di lei. Avevano dei cavalli di loro proprietà e vivevano in campagna, dove era possibile tenere qualsiasi animale e vincere le gare di salto ostacoli. Se all’inizio del libro non possedevano un cavallo tutto loro, riuscivano sempre ad averlo prima della fine, ma soprattutto avevano amiche che erano come loro, come lei.

C’era parecchio di cui avrebbe voluto parlare al buio con Linda e con gli altri. Quando si dorme nello stesso sacco a pelo con un ragazzo, bisogna mettere il pigiama o si dorme solo con le mutande? Quella sera aveva fatto il suo primo tiro di sigaretta. Non si sentiva neanche in colpa, anzi all’improvviso voleva fare un sacco di cose, al cui pensiero prima torceva il naso. Lei che aveva criticato gli altri perché si atteggiavano a fare i grandi. Non si riconosceva più, era come se in quei giorni fosse diventata un’altra.

Sul versante opposto del gioco, ma compresente nella stessa età della vita, c’è la scoperta del sesso. Anche in questo l’autrice si dimostra piuttosto schietta, se non audace ai nostri occhi di lettori italiano, raccontando di ragazzi che sperimentano i primi orgasmi pensando di essere toccati dalle loro compagne e di ragazze che fanno lo stesso.

Premetto che ho l’impressione (che mi sono fatta per lo più leggendo romanzi e racconti per ragazzi e articoli dedicati) che in Svezia e nei paesi nordici ci sia meno pudore nello scrivere per i più giovani di questioni legate alle trasformazioni della società, della famiglia e del proprio corpo. Metto insieme questi tre aspetti perché, nel nostro paese, la loro rappresentazione nei libri per bambini e ragazzi è tenuta piuttosto sotto controllo da editori, istituzioni e famiglie, dimenticandosi che i più giovani li vivono comunque sulla propria pelle. Detto questo, mi domando come potrebbero reagire i lettori di 12/13 anni di La gita di classe di fronte alle scene sopramenzionate?

La mia domanda segue una recente discussione sul sesso nei libri per adolescenti e preadolescenti, iniziata sulla rivista Libri Calzelunghe da un articolo di Angela Catrani, proseguita sulla rispettiva pagina Facebook e rilanciata sul blog del Coordinamento delle Librerie per Ragazzi.

Generalizzando alquanto (mi si perdoni), si potrebbe dire che da un lato le lettrici preadolescenti – forse più che i lettori – cercano nei libri una corrispondenza per le loro nascenti sensazioni. D’altra parte, alla stessa età si può essere anche profondamente “puritani”, per carattere o educazione, e scandalizzarsi di fronte al minimo accenno in un libro a reazioni fisiche di natura sessuale.

Io credo che se a attirare i più giovani sia molto spesso l’idea del sesso come esibizione o gioco di potere fra le parti, perché così lo raccontano molti prodotti editoriali e filmici (dai più popolari a più deteriori), a spaventarli sia, invece, la corporeità dell’atto, specie quando vissuto o raccontato in prima persona, come accade nel libro di Nilsson.

La chiave per affrontare con serenità i pensieri e le esperienze di ragazzi e ragazzi sull’orlo del cambiamento può passare anche attraverso la lettura di un libro come La gita di classe, che li racconta con sincerità. A patto di parlare insieme, adulti e ragazzi, di ciò che può, ma non dovrebbe, turbare.

La gita di classe, come si intuisce leggendo il finale, ha anche un seguito, Malin + Rasmus = Sant, che i lettori del primo non possono che aspettare con curiosità, visto che il titolo e le anticipazioni delle ultime righe del diario di Malin promettono sviluppi ad alto tasso emotivo.

Ultimissima nota per la veste editoriale di La gita di classe: lodevole l’idea di utilizzare il font gratuito OpenDyslexic, per favorire la lettura di chi ha difficoltà o disturbi specifici, ma proprio per lo stesso motivo non avrebbe guastato un’impaginazione più ariosa.

Per acquistare La gita di classe e gli altri titoli di QuduLibri, si può consultare la lista delle librerie fiduciarie o contattare direttamente la casa editrice.

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