Cinema e tv

Revolting Rhymes di Roald Dahl, la nuova versione animata

Fra i cortometraggi di animazione candidati al premio Oscar, quest’anno era presente anche un titolo caro a tutti gli amanti della letteratura per ragazzi: Revolting Rhymes, tratto dal libro di Roald Dahl (in italiano Versi perversi).

Per le feste di Natale 2016 la BBC ha prodotto questo speciale animato in due parti, affidandolo a un team di registi, Jakob Schuh e Jan Lachauer, che negli anni passati avevano già contribuito ai cortometraggi ispirati agli albi illustrati di Julia Donaldson e Axel Scheffler: Il Gruffalo (2009), Il Gruffalo e la sua piccolina (2011), Room on a Broom (ispirato a La strega Rossella, 2012) e Stick Man (Bastoncino, 2015), gli ultimi due ancora inediti in italiano (i film, non i libri).

Tanto per cominciare, un plauso alla società televisiva inglese, che si impegna per promuovere attraverso il linguaggio cinematografico il meglio dei nuovi classici letterari contemporanei per ragazzi, puntando sull’alta qualità dell’animazione, un formato agile (cortometraggio da 26 minuti), e una distribuzione capillare come quella televisiva. Sarebbe interessante che qualche società di produzione televisiva (Netflix, per dirne una…) facesse lo stesso anche in Italia: potrebbe essere anche un buon sistema per esportare la nostra letteratura per ragazzi, al di là di esempi già noti, come i successi seriali approdati in tv quali Pimpa, Geronimo Stilton e Giulio Coniglio, classici come Pinocchio che hanno goduto di numerosi adattamenti, o sporadici esperimenti come la miniserie animata della tv svizzera Clorofilla dal cielo blu di trent’anni fa.

Tornando a Revolting Rhymes, trattandosi di un adattamento, il giudizio sui due cortometraggi targati BBC non è esente dal confronto con le versioni precedenti della stessa storia. Mi riferisco sia al libro che a un’animazione video in 2D di più di vent’anni fa.

Per chi non conosce i “versi all’inverso” di Dahl, si tratta di sei brevi racconti in versi che reinterpretano altrettante fiabe classiche, (Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, I tre porcellini, Jack e il fagiolo magico, Riccioli d’Oro e i tre orsi) capovolgendone la morale e i finali, com’è tipico dello stile irriverente dell’autore inglese. Indimenticabile Cappuccetto Rosso che “senza una parola, cava dalle mutande una pistola” e fa secco il lupo per farsene una bella pelliccia. Poi non contenta, fa fuori anche quello che minaccia il terzo porcellino, concludendo in bellezza la carneficina: “finisce il racconto per le spicce: non solo Cappuccetto ha due pellicce, ma anche un’originale borsa da viaggio in pelle di maiale” (cito a memoria la geniale traduzione di Roberto Piumini, pubblicata da Salani con il titolo Versi perversi).

Il linguaggio chirurgico e ritmato e la lunga serie di impertinenti colpi di scena che puntellano le fiabe sono i punti di forza della scrittura di Dahl. Elementi ripresi in toto nell’animazione video realizzata negli anni Novanta, che sfruttava il testo integrale dell’audiolibro letto dagli attori Timothy West e Prunella Scales, più semplici movimenti di macchina e effetti di montaggio per simulare il movimento, a partire dalle illustrazioni originali di Quentin Blake (la versione italiana dell’animazione fu pubblicata in VHS da Imperial Bulldog, ed è oggi reperibile solo in alcune mediateche).

Cosa aggiunge o cosa toglie invece questa nuova recente versione?

In primo luogo, una serie di soluzioni narrative originali, che gli autori utilizzano per intrecciare tra di loro le fiabe all’inverso di Dahl, originariamente separate (ad eccezione del crossover fra Cappuccetto Rosso e I Tre Porcellini).Nella prima parte sono in scena proprio questi personaggi, più Biancaneve: amiche fin dall’infanzia, le due protagoniste femminili vengono però separate dal destino, che le confina nelle rispettive fiabe. Biancaneve, rapita dal cacciatore per conto della matrigna, scampa alla morte e trova rifugio in città, a casa di sette fantini dediti alla scommesse. Cappuccetto, rimasta sola, risparmia moneta dopo moneta in un porcellino salvadanaio – rigorosamente rosso – conservato nella banca gestita dai Porcellini. Che, da sprovveduti quali sono, sperperano tutti i soldi dei risparmiatori nella costruzione di case di paglia e legno, totalmente non a prova di Lupo. Resa spietata dalla morte della nonna, divorata secondo tradizione, Cappuccetto non esita a vendicarsi di ogni lupo che incontra e dei Porcellini truffatori. Una volta ritrovata la sua amica Biancaneve, utilizza i fondi dei salvadanai di cui è entrata in possesso per ricche puntate alle corse dei cavalli (complici le predizioni dello Specchio magico).

Nella seconda parte, luci puntate invece su Cenerentola (Cinderella, Cindy per gli amici) e Jack, vicini di casa, entrambi poveri, vessati dalle loro famiglie e desiderosi di riscattarsi. Cindy ci prova tentando di sedurre il Principe, ma le sue disgustose sorellastre le mettono i bastoni, anzi le scarpette, fra le ruote. La fortuna vuole che l’orco che vive in cima al fagiolo magico si divori l’odiosa madre di Jack, il quale una volta diventato ricco può aprire un negozio di marmellate, la passione della sua amata Cindy. Riuscirà a conquistarla? Meglio Jack (nel libro era un semplice boscaiolo), piuttosto che un Principe prepotente che taglia teste a tutto spiano, non riuscendo a trovare la sposa che vuole.

Oltre agli intrecci fra le fiabe (manca solo Riccioli d’Oro e i tre orsi!), queste Revolting Rhymes presentano però un’ulteriore novità: a narrare le fiabe è il personaggio del Lupo cattivo, che nella prima parte racconta a una sconosciuta incontrata in un bar la storia di come e perché i suoi due nipoti sono stati accoppati (come visto in Cappuccetto Rosso e I tre Porcellini). La sua interlocutrice si rivela essere una babysitter, alla quale il Lupo ruba come da tradizione vestiti e identità (senza divorarla, però). Così travestito, il Lupo si presenta alla porta di casa di una Cappuccetto adulta, pronta per uscire con la sua amica Biancaneve, per accudirne i bambini… e preparare la sua vendetta. Nella seconda parte, infatti, il Lupo si installa in casa e inizia a preparare un buon brodo per mangiarsi i figli della sua nemica. Nel tempo della preparazione, non gli resta che raccontare altre due fiabe ai marmocchi (si tratta di Cenerentola e Jack e il fagiolo magico), come si vede anche in copertina. I due bambini, divertiti dai racconti  e fiduciosi verso il lieto fine, riusciranno a far cambiare idea al Lupo? Se fossimo nel libro di Dahl, scommetterei sul no, ma siamo in televisione…

La cosa sorprendente è come questa nuova narrazione, con tanto di cornice, riesca ad essere portata avanti senza stravolgere il testo originale di Dahl, in larga parte affidato alla voce narrante del Lupo. Pochissimi i dialoghi aggiunti, molti gli inserti visivi con solo commento musicale che consentono il passaggio alternato da una fiaba all’altra.

Sul piano dell’animazione, la scelta del 3D, con i suoi volumi morbidi e fluidità di movimento, è oggi quasi una scelta obbligata se si vuole arrivare al grande pubblico. Le caratterizzazioni presenti nelle illustrazioni di Quentin Blake, spigolose e stilizzate, ne risultano parecchio ingentilite soprattutto per quanto riguarda i personaggi femminili principali. Le ambientazioni, appena abbozzate nel libro, vengono reinventate in maniera coerente con lo spirito a rovescio del libro: paesaggi urbani invece che fiabeschi. Di primo piano anche il cast delle voci originali, composto da attori britannici d.o.c., fra cui l’immancabile David Walliams (qui potete scorrere la galleria dei doppiatori).

Cosa manca a Revolting Rhymes per essere un piccolo capolavoro, come il testo di Roald Dahl? Proprio ciò che rendeva indimenticabile l’originale: il ritmo e l’irriverenza. Segmentare le rime per consentire un montaggio alternato fra storie diverse non sempre permette di coglierne la sagacia e la densità, così come l’inserimento di passaggi narrativi senza parole rallentano l’azione, altrimenti rocambolesca e sorprendente.

L’effetto spiazzante di molte trovate crudeli di Dahl, viene invece fortemente smorzato e le scene più “violente”, tipiche tra l’altro del fiabesco autentico, sono relegate ai fuori scena. Mi riferisco in particolare alle azioni letali di una Cappuccetto rosso, che nel libro pare mossa da una spietata cupidigia e dalla smania di accumulare pellicce e borse, alla scena in cui la matrigna di Biancaneve ne mangia il cuore (in realtà comprato in macelleria) e il taglio indiscriminato delle teste delle sorellastre di Cenerentola. Il mainstream ha imposto dunque i suoi limiti anche Roald Dahl!

In ogni caso, Revolting Rhymes resta una visione capace di suscitare curiosità e piacere nei tantissimi fan di Roald Dahl, bambini e adulti. Visto che produzioni analoghe come Il Gruffalò e Il Gruffalò e la sua piccolina, già trasmessi anche da Rai Yoyo, sono distribuiti in dvd dalle edizioni Cineteca di Bologna, speriamo che la Cineteca colga l’occasione di pubblicare anche queste “rime rivoltanti”, “versi all’invero” o “versi perversi” che dir si voglia. La sfida maggiore starebbe nell’adattamento dei dialoghi e nel mettere alla prova la traduzione letteraria di Roberto Piumini con il montaggio alternato delle fiabe animate e le trovate visive che sono state aggiunte. Io non vedrei l’ora di vederlo!

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