9-12 anni/da 10 anni in su/Fumetti

Mary Anne e le liti del club, di Raina Telgemeier, Il Castoro

È da poco uscito in libreria il terzo (e penultimo) volume a fumetti di Il club delle baby-sitter: Mary Anne e le liti del club. L’adattamento dall’omonima serie di romanzi è firmato da Raina Telgemeier, che come i lettori sanno è una delle mie autrici per ragazzi preferite. Quale occasione migliore per rianimare le pagine dei GiGi e raccontarvi di quando quest’autunno mi sono trovata faccia a faccia proprio con Raina…

Per chi non lo sapesse, Il club delle baby-sitter rappresenta l’esordio della pluripremiata fumettista Raina Telgemeier nel mondo dei comics per ragazzi, avvenuto a metà degli anni Duemila. Come la stessa autrice racconta, prima di affidarle un progetto autoriale originale, la casa editrice statunitense Scholastic volle metterla alla prova su un’idea già collaudata. Alla domanda su cosa le piaceva leggere da ragazzina, Raina aveva risposto citando Il club delle baby-sitter, fortunatissima serie di romanzi di Ann M. Martin edita proprio dallo stesso editore, e da lì aveva preso corpo l’idea di trasformare le storie in graphic novel per lettrici e lettori da 9 a 12 anni, i cosiddetti tweens.

Il progetto ebbe grande successo e dunque dobbiamo ringraziare Il club delle baby-sitter se negli anni successivi sono usciti Smile, Sorelle, Drama e Fantasmi.

In Mary Anne e le liti del club, edito come sempre per l’Italia da Il Castoro, ritroviamo le quattro giovani protagoniste dei primi due volumi e socie fondatrici del club delle baby-sitter: la volitiva Kristy, l’estrosa Claudia, l’elegante Stacey e Mary Anne, la più timida e infantile del gruppo, che ha qui il ruolo di voce narrante. Studentesse delle medie, le ragazzine si dedicano con passione al lavoro di baby-sitter, che permette loro di rimanere a cavallo fra i giochi dell’infanzia e l’impegno del mondo adulto.

Ma nonostante le regole imparziali e la gestione condivisa del club, a un certo punto le quattro amiche di sempre si ritrovano nel bel mezzo di un momento critico, segnato da bisticci e incomprensioni su chi ha il diritto di lavorare per questa o quella famiglia. Per Mary Anne la situazione si complica ancora di più a causa dell’atteggiamento di suo padre, rimasto prematuramente vedovo e per questo molto protettivo nei suoi confronti.

Come preannunciato dal titolo originale del volume, Mary Anne Saves The Day, è proprio quest’ultima a escogitare un modo per rimettere tutto a posto, a conquistare più sicurezza di sé e autonomia e anche a farsi una nuova amica, Dawn, destinata a diventare la quinta baby-sitter del club.

Perché mi piace tanto la serie Il club delle baby-sitter: perché mi fanno proprio sorridere queste ragazzine che aspettano accanto a un telefono fisso le chiamate dei clienti e che si trovano a gestire emergenze con bambini piccoli febbricitanti, senza nessun genitore a portata di cellulare: cose dell’altro secolo! Le loro disavventure quotidiane sono un inno all’ingegno e all’intraprendenza e un antidoto contro il naturale senso di confusione e fragilità della preadolescenza. L’esempio delle baby-sitter sembra dire che non è mai troppo presto per sentirsi responsabili per gli altri, che siano bambini più piccoli o coetanei, e questo non può che generare una sana fiducia in se stessi.Perché penso che piaccia tanto ai giovani lettori – e soprattutto lettrici – a partire dai 9 anni: perché la serie ha un appeal visivo immediato, a cavallo fra la linearità delle strisce e la plasticità dei cartoni animati. Le caratterizzazioni dei personaggi e le vignette pulite e colorate invitano a essere ricopiate immediatamente! E poi perché le storie parlano di amicizia e crescita in maniera sincera e da più punti di vista.

Siamo partiti dal terzo volume fresco di stampa di Il club delle baby-sitter, ma come promesso in apertura facciamo un passo indietro, fino al mio incontro con Raina Telgemeier, avvenuto a Lucca!

Dall’1 al 5 novembre scorso si è svolto nella cittadina toscana l’annuale festival internazionale del fumetto, cinema di animazione, illustrazione e gioco Lucca Comics & Games. Per una volta il fumetto per ragazzi è stato protagonista della manifestazione, complice la presenza di Raina Telgemeier per il lancio del suo ultimo fumetto Fantasmi, uscito in versione italiana sempre per Il Castoro (qui la mia recensione, in occasione della prima edizione in lingua originale), e una mostra di sue tavole originali nel prestigioso Palazzo Ducale.

Una giusta consacrazione per l’artista americana, che negli ultimi anni è stata artefice di una piccola rivoluzione: riuscire a conquistare oltre un milione di lettori e collezionare premi importanti (fra cui tre Eisner Award) con dei graphic novel per ragazzi. Attraverso i suoi libri e il suo lavoro è passato dunque il riscatto di una fetta del mercato del fumetto che per anni ha sofferto di scarsa attenzione da parte della critica e anche di disaffezione da parte del pubblico dei potenziali lettori, sia in USA che in Italia,

La mostra a Palazzo Ducale, intitolata Raina Telgemeier: dallo straordinario punto di vista degli adolescenti, ha messo bene in luce i motivi di questo successo editoriale. In primis la mano felicissima, dallo stile cartoony ed estremamente accattivante, dell’autrice. Il bianco e nero delle tavole originali fa risaltare ancora di più la forza del suo segno: linee chiare e forme equilibrate che si compongono con un preciso ritmo visivo, e che trasmettono con immediatezza le emozioni dei personaggi. Bozze e sketch hanno invece rivelato ai visitatori della mostra il processo creativo dietro ogni graphic novel, costruita direttamente sulle tavole prima di passare al vaglio dell’editore.

Il percorso espositivo era completato da pannelli in cui Raina raccontava il suo lavoro e da una serie di interviste realizzate dai curatori lucchesi: in video, ragazzi e ragazze da 9 a 18 anni che spiegavano in che modo si sono profondamente riconosciuti nei personaggi di Smile, Sorelle e Il club delle baby-sitter, a dimostrazione del fatto che a conquistare definitivamente i lettori sono le storie di tutti i giorni che Raina narra per immagini.

Durante il festival Raina Telgemeier ha presenziato a diversi incontri con il pubblico e i giornalisti, in cui ha raccontato i suoi esordi da appassionata lettrice di strisce a fumetti, ha disegnato dal vivo e ha dichiarato di sentirsi una persona comune, con molto in comune con i propri lettori. Anche se le storie che narra e disegna sono personali e in larga parte autobiografiche, è la verità dei sentimenti in gioco a unire generazioni diverse di lettori.

Anch’io, da fan in età adulta, mi sono identificata più volte con i suoi personaggi, che devono fare i conti col proprio aspetto che cambia, vivono in famiglie numerose e complicate, inseguono passioni (di tutto questo ho già scritto in occasione delle recensioni di Smile, Sorelle e Drama, graphic novel ancora inedito in Italia). E non appena ho avuto l’occasione di un faccia a faccia con Raina, non ho resistito e le ho confessato tutto: che ho fatto la baby-sitter, la sorella maggiore e la paziente dal dentista per lunghi anni, proprio come raccontano le sue storie!

Incontrare uno dei propri autori preferiti dal vivo e poter parlare anche di se stessi è un’emozione e un privilegio. In quale altro modo avrei potuto scoprire se per Raina è difficile essere allo stesso tempo autrice e personaggio dei tuoi libri? Se è faticoso sopportare il fatto che i lettori pensino di conoscerla bene, grazie a quello che mette di se stessa nei suoi fumetti?

Per conoscere le sue risposte a queste e alle altre domande che le ho posto, non vi resta che andare a rileggere la mia intervista esclusiva, pubblicata sulla rivista on-line Libri Calzelunghe.

Ancora una volta, non posso che ringraziare della bella opportunità Raina Telgemeier e la sua casa editrice italiana, Il Castoro.

Raina Telgemeier con GiGi (Virginia Stefanini)

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