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“I Brutti nei guai” di Philip Ardagh e “Il pifferaio di Hamelin” di Russel Brand, Il castoro; “Zia malefica” e “Polpette di topo” di David Walliams, L’ippocampo

dahl2Passati i festeggiamenti per il Roald Dahl Day, è giunta l’ora di passare oltre… restando però nel segno dell’eredità del grande scrittore, che ha aperto la via a un nuovo modo di scrivere per i bambini.

Da pochi giorni è entrato a far parte dello Oxford English Dictionary (insieme a altri cinque termini tratti dai libri di Dahl) l’aggettivo “dahlesque”, la cui definizione è “tipicamente caratterizzato da trame bizzarre, personaggi adulti malvagi o o ripugnanti, e da umorismo macabro”.

La visione di un’infanzia svantaggiata che si contrappone a un mondo adulto gretto e meschino Dahl lettore l’ha certo imparata dai classici della letteratura vittoriana, quando cominciarono a comparire sulla scena letteraria schiere di orfani sfruttati e di bambini infelici, maltrattati dai loro stessi educatori. Essendo stato un alunno maltrattato da un preside crudele, Roald apprese l’iniquità di cui sono capaci certi adulti direttamente sulla propria pelle. Come scrittore, scelse però di bilanciare ogni elemento potenzialmente patetico delle sue storie di bambini sfortunati con una carica di umorismo così dissacrante (che non risparmia né genitori, né zie o nonni, né insegnanti, né i bambini stessi) e un linguaggio così irriverente da scuotere le fondamenta della letteratura per ragazzi, da sempre considerata come un baluardo della cosiddetta “buona educazione” delle giovani generazioni.

Senza Dahl non avremmo forse conquistato la libertà di imprimere alle narrazioni per bambini quella carica eversiva che apre gli orizzonti, scardina le consuetudini e i punti di vista, consentendo sia il divertimento che la crescita di una visione critica.

Ma come viene sfruttato oggi da autori e editori questo potenziale rivoluzionario? Negli anni tanti scrittori hanno fatto proprio lo spirito “dahlesco” e oggi ve ne presento tre, tutti connazionali di Dahl, che ne hanno reinterpretato temi e stile in recenti produzioni letterarie, con risultati diversi: Phlip Ardagh, David Walliams e Russel Brand.

Sulle orme del riuscitissimo connubio fra le parole di Dahl e le immagini di Sir Quentin Blake, accompagnano i testi dei tre autori summenzionati le matite appuntite di tre indiscussi maestri dell’illustrazione britannica (a dire il terzo è tedesco, ma vive e lavora a Londra da tempo)l: Chris Riddel, Tony Ross e Axel Scheffler.

 

i-brutti_nei-guai_coverL’autore più “innocuo” del trio, ma assai comico, è Philip Ardagh, vincitore del Roald Dahl Funny Prize 2009, altissimo come un gigante e barbuto come il signor Sporcelli. Proprio alla terribile coppia de Gli Sporcelli paiono ispirarsi i Brutti (The Grunts in originale), marito e moglie protagonisti della serie di libri inaugurata da I Brutti nei guai (edizioni Il castoro, 2015).

I Brutti sono sporchi (la loro sporcizia ha “contaminato” anche le pagine del loro libro, qua e là macchiate e scarabocchiate), hanno cattive maniere, sono rissosi ma in fondo non sono poi così cattivi. Vivono in un carrozzone (come il protagonista di Danny il campione del mondo), trainato da due vecchi asini, e hanno adottato un bambino trovato in mezzo a una fila di panni stessi al sole, che hanno chiamato Sunny.

Le loro disavventure hanno inizio quando decidono di intraprendere un viaggio in campagna per procurarsi un elefante da traino per la propria casa ambulante, messo in svendita dal signor Labbroni, clown in disarmo. Ma il pagliaccio non è l’unico strano individuo che i Brutti incontrano sulla loro strada, che si incrocia con quella del nobile decaduto Lord Grande, produttore di inferriate difettose, dei suoi sfortunati servitori e del facinoroso Larry Piccoli, che trama una vendetta esplosiva ai danni del nobile. Inutile dire che i Brutti e Sunny verranno loro malgrado coinvolti!

Siamo nel territorio delle avventure strampalate e senza tempo, in cui sono i giochi di parole e le trovate non-sense a dare vivacità a una trama piuttosto lineare e spessore ai personaggi, messi sulla carta al principale scopo di far divertire i lettori da 8 anni in su.

Se Ardagh ha guardato a Dahl, lo ha fatto attingendo al guardaroba dei suoi personaggi più bizzarri, che ci fanno sorridere perché portano all’estremo i nostri difetti, ma sanno allo stesso tempo mettere in discussione le convenzioni sociali ed essere allegramente sfrontati e anticonformisti.

Se avete letto o avete intenzione di leggere I Brutti nei guai, forse vi farà piacere sapere che Philp Ardagh, insieme all’illustratore Axel Scheffler (più noto per la sua collaborazione agli albi in rima di Julia Donaldson), in ottobre saranno a Cagliari nell’ambito del festival Tuttestorie, per incontrare scuole, lettori e curiosi (qui il programma).

Il secondo scrittore che ha a pieno titolo ereditato la nomea di “nuovo Roald Dahl” e il ruolo di autore britannico di maggior successo fra i bambini e i ragazzi, grazie a un umorismo irriverente e fragoroso, è senza dubbio David Walliams, attore comico e presentatore televisivo assai popolare presso il grande pubblico inglese. Le statistiche di vendita nel Regno Unito (qui vi mostro quelle del 2014, pubblicate da The Bookseller) parlano chiaro: sui venti titoli per ragazzi più venduti, sette sono firmati David Walliams!

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In Italia la sua fortuna è più altalenante. Su queste pagine vi ho già consigliato in precedenza i suoi libri Campione in gonnella e Mr. Stink, Giò il miliardario e Nonna Gangster, pubblicati da Giunti junior e da L’Ippocampo edizioni. Per questi ultimi, nell’ultimo anno sono usciti anche Zia malefica e Polpette di topo, e pare sia imminente Dentista diabolica.

Walliams è “dahlesque” per molti aspetti: al centro delle sue storie, che hanno per protagonisti ragazzini e ragazzine solitari e marginalizzati, chi per via del proprio aspetto fisico, chi per il proprio carattere, che per lo status sociale, c’è sempre il confronto/scontro con adulti strampalati oppure totalmente fuori dagli schemi (il senza tetto corteggiato dalla politica, la pensionata criminale, il riccone che vende carta igienica). Le trame eccentriche e l’umorismo sopra le righe, che attinge dal macabro quanto dallo scatologico, completano il parallelo con Dahl, ma non senza importanti differenze.

Prendiamo ad esempio gli ultimi due romanzi, Zia malefica e Polpette di topo, assai diversi fra loro e anche rispetto ai precedenti per il loro mettere in scena caratteri irrimediabilmente perfidi.

zia-maleficaZia malefica è un riuscitissimo “giallo” con venature paranormali, ambientato in una classica magione isolata nella campagna inglese negli anni Trenta del secolo scorso. La giovane Stella Saxby è l’unica sopravvissuta di un misterioso incidente d’auto, che è costato la vita ai suoi genitori. La sua tutrice, Zia Alberta, invece che essere amabile e affettuosa si comporta ancor peggio di parenti degeneri quali zia Spugna e zia Stecco in James e la pesca gigante, o la nonna di George in La magica medicina o i signori Dalverme in Matilde. Oltre che presuntuosa, dispettosa e avida, Alberta è anche un’omicida! A Stella non ci vuole molto per capire che la zia intende sbarazzarsi di lei per mettere le mani sull’eredità dei Saxby e che presumibilmente anche la morte dei suoi genitori non è stata un’incidente.

In un crescendo di inganni, punizioni e scherzi crudeli, la malefica zia del titolo, insieme al fido Wagner, Grande Gufo della montagne bavaresi, conquista la scena e i giovani lettori ordendo un piano sbruffone e assurdamente complicato, destinato a rivoltarlesi contro.

polpette-di-topoAncor più crudele di Alberta è Burt, il proprietario del furgone degli hamburger che terrorizza la protagonista di Polpette di topo. L’unico sogno di Zoe, orfana di madre, con un padre disoccupato e depresso e una matrigna volgare e infida, è quello di allestire un piccolo circo di topolini ammaestrati, come quelli allevati dal piccolo protagonista de Le streghe.

Ma persino nella sua realtà di periferia, in cui povertà e meschinità la fanno da padroni, allevare topi è considerato disdicevole: ed ecco allora farsi avanti Burt il disinfestatore, che poi è lo stesso Burt produttore di hamburger a bassissimo costo. Che fra le due attività ci sia un nesso? Il titolo del libro la dice lunga a riguardo, ma non arriva a far intendere contro quali altre cattiverie e nefandezze dovrà scontrarsi Zoe.

Walliams costruisce situazioni grottesche e iperboliche servendosi di elenchi vertiginosi, di onomatopee reiterate, di caratterizzazioni oltre il limite del ridicolo. E lo fa ammiccando costantemente ai suoi lettori, invitandoli a stare al gioco, a indignarsi, ridere, disgustarsi. Una modalità, questa, del tutto estranea alla tecnica narrativa di Dahl, la cui voce ironica si leva sempre un po’ al di sopra dei suoi personaggi, invitando i lettori a fare lo stesso.

Facile immaginare Walliams, attore trasformista specializzato in personaggi en travesti, negli scomodi panni di Zia Alberta o di Burt: la loro cattiveria, che come nella migliore tradizione si traduce anche in sgradevolezza fisica, ha un effetto comico assicurato. Ma l’immoralità ridotta a caricatura finisce per essere completamente finalizzata a stupire il lettore, portato a chiedersi in maniera un po’ monotona (specie in Polpette di topo) quali altre diavolerie escogiterà l’antieroe di turno e quali tabù infrangerà.

Non tutti i bambini (mi riferisco a quelli dai 9 anni in su, ai quali sono destinati i libri di Walliams, così come quelli di Dahl) amano il grottesco portato all’eccesso o il linguaggio sguaiato, anche quando usato in funzione umoristica. Farsi beffe delle norme di comportamento e delle persone, guardandole sotto una lente deformata specie quando sono artefatte e insincere, è una tentazione che appartiene maggiormente a chi è più smaliziato, adulti e adolescenti in primis.

Per questo, nonostante il successo oltremanica, è ancora piuttosto difficile trovare una collocazione per i libri di Walliams sia rispetto ai suoi lettori potenziali, che in relazione a un mercato come quello dei libri per ragazzi in Italia in cui le fasce d’età predefinite pesano molto, così come una certa avversione per i “libri cattivi”, piuttosto che per i “cattivi libri”.

 

pifferaio-di-hamelin_coverStessa sorte spetta a Il pifferaio di Hamelin di Russel Brand, primo titolo di una serie di fiabe rivisitate intitolata Trickster Tales. Non mi ha sorpreso leggere in una intervista apparsa su The Guardian al cantante-attore-scrittore britannico che Versi perversi di Roald Dahl sia stata una delle letture che lo ha più influenzato quando era un bambino. Purtroppo il parallelo si limita alla scelta del soggetto.

Brand, artista anticonformista e con fama di ribelle anche nella vita, si è incarnato in un alterego letterario che, come vuole la tradizione, ha il potere di soggiogare con la sua musica le menti dei roditori e non solo. Poveri topi: vittime di piani malefici in Le streghe di Dahl, ingredienti per panini in Polpette di topo, qui si mostrano al loro peggio, creature sudicie e anarchiche, interessate soltanto a portare caos e escrementi (troppi) nella città di Hamelin. Peccato che i suoi cittadini umani, adulti e bambini, non siano tanto meglio: meschini, rozzi, superficiali e intriganti. Li aspetta una tremenda vendetta da parte del Pifferaio.

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Cosa aggiunge la rivisitazione di Brand alla fiaba originale? Manciate di descrizioni bislacche e repulsive, personaggi sopra le righe che fanno la parodia di tutti i difetti e i vizi contemporanei. Tutto piuttosto “dahlesque”, ma non ben dosato.

In Italia la casa editrice Il castoro ha presentato Il pifferaio di Hamelin sul suo sito  e nelle librerie come un libro per ragazzi da 11 a 13 anni, mentre per molti aspetti, a partire dal formato e dall’impatto delle coloratissime illustrazioni di Chris Riddel, sembra essere stato concepito per lettori più giovani (il magazine Kirkus lo recensisce per la fascia 8-12). Una confusione sui destinatari che continua anche durante la lettura, che alterna sequenze consacrate a una comicità triviale a suggestioni sulla natura della realtà e della magia.

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In definitiva, il mix di ingredienti che ha fatto la fortuna di Dahl e dei suoi romanzi necessita di grande sapienza narrativa per funzionare a dovere. Può dare spunti felici per nuovi personaggi stravaganti e anticonvenzionali, ma non andrebbe usato per catturare l’attenzione in modo chiassoso, shockando i giovani lettori.

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Titolo: I Brutti nei guai

Autori: Philip Ardagh, illustrazioni di Axel Scheffler, traduzione di Giovanna Pecoraro

Edizione: EditriceIl castoro 2015, 13,50€

Lo trovate in vendita on-line sugli scaffali della Libreria dei ragazzi

 

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Titolo: Zia Malefica

Autori: David Walliams, illustrazioni di Tony Ross, traduzione di Simone Barillari

Edizione: L’Ippocampo edizioni 2015, 14€

Lo trovate in vendita on-line sul sito dell’editore

 

polpette-di-topoTitolo: Polpette di topo

Autori: David Walliams, illustrazioni di Tony Ross, traduzione di Simone Barillari

Edizione: L’Ippocampo edizioni 2016, 14€

Lo trovate in vendita on-line sul sito dell’editore

 

pifferaio-di-hamelin_coverTitolo: Il Pifferaio di Hamelin

Autori: Russel Brand, illustrazioni di Chris Riddel, traduzione di Rosa Vanina Pavone

Edizione: EditriceIl castoro 2016, 15,50€

Lo trovate in vendita on-line sugli scaffali della Libreria dei ragazzi

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