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“Il bambino che scoprì il mondo”, regia di Alê Abreu

MeninoLa candidatura al premio Oscar come miglior film d’animazione è solo l’ultimo dei riconoscimenti a un lungometraggio d’animazione che incanta con musica e colore, sullo sfondo delle contraddizioni del mondo contemporaneo.

Il bambino che scopriì il mondo, regia di Alê Abreu , animazione, Brasile 2013, 80 min.

Il bambino che scoprì il mondo, regia di Alê Abreu , animazione, Brasile 2013, 80 min.

Il bambino che scoprì il mondo è un cartone animato brasiliano prodotto nel 2013, premiato come miglior film al Festival di Annecy nel 2014 ma giunto nelle sale italiane soltanto sul finire del 2015, grazie a Il Cinema Ritrovato, marchio di distribuzione che fa capo alla Cineteca di Bologna.

L’impegno nella promozione del cinema per ragazzi di qualità è da tempo una delle vocazioni della Cineteca, che annualmente propone a scuole e famiglie il progetto Schermi e Lavagne, con laboratori e rassegne cinematografiche in sala, e dallo scorso dicembre offre ai bambini anche una “Cinnoteca” (arguto sostantivo composto che unisce Cine – dal greco kínema, movimento-, Cinno – dal bolognese cinno, ragazzino dai 5 ai 17 anni-, e tèca – dal greco ϑήκη), luogo per proiezioni e attività a loro misura.

Gli spettatori più giovani, abituati attraverso le serie televisive e i film mainstream targati Disney, Pixar e affini, a immagini animate che tendono a modelli sempre più stereotipati, possono invece ritrovare nella visione di Il bambino che scoprì il mondo un uso così sfrenato di forme, colori e ritmi narrativi, da restarne a prima vista spiazzati. Innanzitutto perché si tratta di un film muto, che affida alle sole immagini e alla coinvolgente colonna sonora la comprensione di fatti, emozioni, fantasie che prendono vita sullo schermo.

Il film inizia con un bambino, che pare il disegno abbozzato di un personaggio, che gioca in un giardino dell’Eden, inseguendo tutto ciò che cattura la sua attenzione e plasmando il mondo che lo circonda: dove corre la sua fantasia, compaiono creature fantastiche e paesaggi incantati. È la materializzazione della spensieratezza dell’infanzia, sulla quale purtroppo incombono le ombre scure di un mondo dominato da problemi concreti e interessi materiali.

Menino_Mundo_16Una megalopoli all’orizzonte, il cupo avanzare di un treno che porta il papà lontano da casa e della gioia degli esordi e della tranquilla vita familiare resta solo il ricordo, che si incarna in una nuvola di musica colorata da custodire gelosamente.

Quando la nostalgia per il genitore perduto si fa troppo forte, al bambino non resta che partire a sua volta per un viaggio di scoperta dai contorni irreali. Complici le immagini, stilizzate e geometriche, il mondo lontano da casa si rivela a poco a poco misterioso e inospitale. Dalla campagna, dove uomini e donne dalle gambe come stecchini – e stecchiti per la fatica – si dedicano indefessamente alla raccolta del cotone, il bambino raggiunge la fabbrica, dove si svolge un balletto meccanico di operai e macchine. Il ventre di un gigantesco pullman lo porta in città, dove lo attendono gironi di ripide scale e affollatissimi edifici, tempestati di pubblicità e popolati di persone sole.

Menino_Mundo_07Nel lungo viaggio lontano da casa al bambino, che tiene sempre gli occhi spalancati in cerca del papà, non mancano gli incontri fortunati: un vecchio, che indossa la sua stessa maglia a righe, con il suo cagnolino, e un giovane ciclista spericolato che trascorre il tempo libero, lontano dalla catena di montaggio, animando un’orchestrina ambulante.

La musica alimenta la speranza: quella del bambino, che sogna di ritrovare il padre rintracciandone la melodia nel caos della città. Ma anche quella di uomini e donne, poveri e vessati, che si riuniscono in bande e cortei spontanei, dando all’insieme delle note che escono dai loro strumenti la forma di una sontuosa fenice colorata. Ma un’aquila nera, simbolo del regime che impone ritmi e consumi, la minaccia…
Come avrete capito, Il bambino che scoprì il mondo è un film d’animazione in cui la fantasia e il disegno si mettono al servizio di un racconto per nulla esile o banale. Ricca di simboli e narrata in maniera non lineare, la storia si dipana come le immagini di un caleidoscopio, dalla periferia – la casa isolata nella natura – fino al centro – la città -, e ritorno.

Dietro alla lente colorata, che deforma spazi e personaggi, donando loro contorni psichedelici e fiabeschi, quando non spettrali (i personaggi ricordano teschi muti, dai corpi sottili), c’è il Brasile, o meglio il Sud America, e la sua storia. Diviso fra realtà rurale e industriale, insanguinato da dittature feroci, colonizzato da potenze invadenti, con i loro modelli consumistici, ma nonostante tutto percorso da una vitalità che si esprime attraverso la spontaneità dell’arte popolare.
Il regista Alê Abreu avrebbe voluto raccontare la storia dell’America Latina in un documentario di animazione, ma durante la preparazione ha cominciato a mettere al centro della narrazione il bambino e a plasmare la visione di questo mondo pieno di contrasti secondo il suo punto di vista. Ai piccoli spettatori, che siano quelli da 7 anni in su o i più grandi, il compito di decifrarlo secondo la propria sensibilità e esperienza.

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Qualche piccolo suggerimento prima della visione non guasta: occorre capire che al posto delle parole (poche e pronunciate in una lingua inventata) c’è la musica che sottolinea le emozioni e guida i personaggi; cogliere le differenze fra campagna e città, sottolineate dalla diversa tecnica con cui sono realizzate le illustrazioni; lasciare correre la fantasia di fronte alle sequenze oniriche (chi non ha mai immaginato che il cotone sia leggero come una nuvola, e altrettanto volatile)… perché mai come in questo caso un film può assomigliare a un sogno o al ricordo di esso appena svegli. Ossia l’esatto momento in cui sappiamo perfettamente ciò abbiamo visto, prima di perdere la capacità di raccontarlo con le parole.

Per insegnanti e genitori che vogliano far seguire alla visione del film una piccola discussione coi ragazzi, sono disponibili delle interessanti schede didattiche realizzate dalla Cineteca, scaricabili dalla pagina promozionale dedicata al film.

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