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Storie di cinemà – parte 2

Quando i film incontrano le matite di grandi illustratori, la magia dei cinema si trasforma in un’avventura tutta da sfogliare per bambini e adulti insieme.

Gli adattamenti in forma di libro di pellicole di successo sono uno degli articoli meno apprezzati dai librai per ragazzi, dai bibliotecari e anche dai genitori più attenti alla qualità della lettura. Spesso si tratta di trascrizioni sciatte, corredate di fotogrammi giustapposti alla storia. Eppure ai bambini interessano molto, perché dopo essersi immersi nello spettacolo di una sala cinematografica o sprofondati nel divano di casa, i libri, così familiari e stabili, li aiutano a mettere ordine nel carosello di immagini e suoni assorbiti e a rielaborare le emozioni provate.

A fianco di numerosissimi  albi o romanzi adattati da film, ci sono però alcuni luminosi esempi di libri che rielaborano le suggestioni filmiche trasformandole in un racconto nuovo, rendendo giustizia alla propria fonte e magari regalandole un pubblico nuovo. Facile che queste opere prendano spunto dal cinema delle origini o dai classici hollywoodiani, perché essi sono capaci di emozionarci e stupirci con il loro linguaggio giovane e al tempo stesso innovativo, che risulta ancora oggi sorprendente.

Se si parla di origini del cinema, tutti i libri, compresi quelli per ragazzi (vedi puntata precedente), sono concordi nell’esaltare il genio di Georges Méliès, attore, regista, teatrante, inventore di scene grandiose, sogni ed effetti speciali.

Intorno al suo Le Voyage Dans La Lune del 1902, liberamente ispirato alle novelle fantascientifiche di Jules Verne, è costruito un romanzo per ragazzi già divenuto di culto e a sua volta trasformato in un film:

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret_copertinaLa straordinaria invenzione di Hugo Cabret, di Brian Selznick, Mondadori, 2007, 18 euro

A Parigi nel 1931 vivono un orfano che si nasconde nelle intercapedini di una stazione e un vecchio giocattolaio, il cui segreto è nascosto fra gli ingranaggi di un automa. Hugo Cabret è il nome del ragazzo, Georges Méliès quello dell’uomo. Hugo ha perso il padre in un incendio e ora sta cercando disperatamente di riaggiustare l’uomo meccanico che questi gli ha lasciato come unica eredità. Il robot tiene in mano una matita, dalla cui punta il bambino spera di vedere sbocciare un messaggio che lo salverà dalla vita clandestina a cui la morte del genitore lo ha costretto. Ma se il messaggio è un disegno che raffigura la faccia della Luna con un razzo conficcato in un occhio, firmato da un cineasta da tutti creduto scomparso, come potrà Hugo scoprire il suo significato? E perché il burbero Papà Georges, che gestisce un banchetto di giocattoli a molla, è tanto interessato agli appunti sull’uomo meccanico?

Difficile riscrivere una storia che si dipana per oltre 500 pagine mescolando 158 disegni e 24.405 parole. Lo stile di Brian Selznick è unico e inconfondibile. La sua matita cattura il ruvido bianco e nero e l’essenza muta ed espressiva del cinema delle origini e le trasporta nel mezzo della narrazione, creando un’inedita esperienza di lettura per ragazzi da 12 anni in su.

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret_illustrazioneIl romanzo gioca sul fatto che i lettori più giovani non sappiano chi è Georges Méliès e, proprio come il protagonista Hugo e la sua amica Isabelle, si avvicinino un poco alla volta alla sua arte sorprendente e alla sua altrettanto curiosa storia personale. Anche se il racconto è più enigmatico che complesso e mescola elementi suggestivi ma un po’ scontati, come stazioni ferroviarie, negozi  di libri polverosi, buie sale cinematografiche, soffitte parigine, orologi, giocattoli meccanici, giochi di prestigio, l’autore sa suggestionare sfruttando al meglio il ritmo composto da facciate chiare di testo bordate di nero, che sembrano didascalie del cinema muto, illustrazioni a doppia pagina e riproduzioni di fotogrammi d’epoca. Difficile riemergere dall’avventura di Hugo Cabret senza avere voglia di vedere i film ai quali i protagonisti si dichiarano affezionati, come Safety last di Harold Lloyd e le opere del rimpianto Georges Méliès, che a causa dell’avvento del cinema sonoro finì davvero la sua vita in povertà, vendendo giocattoli in un chiosco.

Il regista Martin Scorsese ha voluto omaggiare il grande cineasta dedicando alla ricostruzione dei suoi studios parigini e alla lavorazione dei suoi incredibili film le sequenze migliori di Hugo Cabret, lungometraggio pluripremiato ispirato al romanzo. Film da vedere coi ragazzi, che forse apprezzeranno più degli adulti le aggiunte comiche (a dir vero un po’ posticce) alla storia originale.

È invece il 1933 quando sugli schermi americani esplode il fenomeno King Kong, con l’omonimo film scritto e diretto da Merian C. Cooper. Il cinema ha da poco scoperto il sonoro e gli effetti speciali rendono possibile la materializzazione di mondi  fiabeschi e da incubo. Come quello in cui una bella incontra una bestia mostruosa, un gigantesco gorilla sopravvissuto ad un’epoca preistorica, capace però di inaspettata tenerezza. Isole dimenticate, damigelle in pericolo, dinosauri, mostri, poteva una storia così avvincente non essere raccontata ai bambini prima di andare a dormire?

A trasportarla su carta non poteva che pensarci il geniale illustratore inglese Anthony Browne, Children’s Laureate 2009-2011, che dei personaggi scimmieschi ha fatto un suo segno distintivo. Prima con Gorilla, albo illustrato del 1983 ormai divenuto un classico, poi con lo scimpanzé Willy, protagonista di una serie di albi e oggi icona del mondo degli albi illustrati. Le sue illustrazioni dal segno iperrealistico traducono in ampie illustrazioni i momenti salienti della pellicola, donandole in più colori morbidi e lucidi dettagli.

KINGKONG_PB_CVR_QXDKing Kong, di Anthony Browne, tratto dalla storia di Edgar Wallace e Merian C. Cooper, Donzelli 2012, 19,50 euro.

L’avventura comincia con l’arrogante regista Carl Denham, pronto ad imbarcarsi per raggiungere la famigerata Isola del Teschio, dove pensa di girare il più grande film mai visto. Per completare il suo cast gli manca solo una bella protagonista, ma nessuna attrice vuole più girare con lui… tranne la spiantata e bellissima Ann Darrow, che viene ingaggiata all’istante.

E qui apro subito un parentesi: chi ama il cinema non può non avere mai giocato a reinventare i propri film preferiti scambiando gli attori visti sullo schermo con altri che gli piacciono di più, anche di epoche differenti, imbastendo dei remake immaginari. I pennelli danno a Anthony Browne il potere di modificare i volti dei protagonisti, regalando alla bionda Ann l’espressione languida e sognante di Marilyn Monroe, che chissà, magari da bambino gli piaceva di più dell’originale Fray Wray…

King Kong_illustrazione 39Il viaggio in nave verso l’isola è l’occasione per Ann di fare amicizia con il capitano Jack Driscoll, ruvido uomo di mare che non resta però insensibile alla dolcezza della ragazza. Ma l’idillio di spezza quando la troupe giunge sull’isola, popolata di selvaggi che adorano una creatura misteriosa , tenuta a bada da una gigantesca muraglia e che sono pronti a sacrificarle una donna in catene. Peccato che Ann, bianca come il latte e bionda come l’oro, sia molto più “appetitosa” della prescelta… Denham , Driscoll e i loro uomini combattono strenuamente per metterla in salvo, ma gli indigeni rapiscono ugualmente la ragazza con uno stratagemma.  A quale destino andrà incontro la bella? L’incontro con il bestiale Kong, si sa, sarà inevitabile. Ma quale sorpresa sui volti dei piccoli lettori di fronte alla maestosità del gorilla capace di sgominare pterodattili e tirannosauri che vivono sull’isola dimenticata dal tempo, pur di salvare la bella di cui si è prontamente innamorato.

King KongMa grazie a rovescio di fortuna e all’intervento degli eroi umani lo scenario cambia e Kong viene portato in catene a New York, dove per la stupore di grandi e piccini si libererà e darà spettacolo di sé in cima al grattacielo più famoso che c’è, l’Empire State Building.

Azione, romanticismo, suspense. Gli elementi che fanno un grande film vengono distillati da Anthony Browne in una solida narrazione, che avvince se letta ad alta voce prima di dormire o sfogliata nel buio della propria camera da bambini e bambine da 8 anni in su che non temono l’incontro con l’Avventura.

Immagini e testi di King Kong sono pubblicati per gentile concessione dell’editore. Tutti i diritti riservati.
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3 thoughts on “Storie di cinemà – parte 2

  1. Pingback: “La segretissima mappa dei mostri” di Lucia Giustini e Sandro Natalini, Giralangolo | GiGi Il Giornale dei Giovani Lettori

  2. Il cinema è stata la mia prima grande passione (oltre che un “affare” di famiglia), quindi non posso che entusiasmarmi anch’io di fronte a libri che ne raccontano così bene la magia! Grazie a te per avermi scritto.

  3. bellissimo Hugo Cabret, ricordo il giorno che l’ho preso fuori dalla scatole come novità e mi sono lasciata rapire… quel giorno ho lavorato pochissimo…
    grazie del bell’articolo…

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