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La banalità del bene e del male

Come trascorrerò questo 25 aprile alle porte? Passeggiando in pieno sole, festeggiando con chi ricorda ancora, brindando alla nostra fragile storia italiana. E leggendo.

Se il diavolo porta il cappello_copertinaIn questi giorni sto leggendo Se il diavolo porta il cappello di Fabrizio Silei, appena pubblicato da Salani. Dopo averlo scoperto come illustratore e costuttore di meraviglie tridimensionali (vi ricordate l’Inventastorie di Fatatrac?), in questi mesi ho recuperato diversi libri del Silei romanziere per ragazzi, in preparazione di un incontro che lo ha visto protagonista nella biblioteca in cui lavoro.

Se il diavolo porta il cappello è l’ultimo romanzo dell’autore in ordine di tempo, ma dal momento che non l’ho ancora terminato non ve ne posso parlare diffusamente. Sappiate per ora che mi pare maturo, avvincente, ispirato.

Prima di questo ho letto con grande convincimento Bernardo e l’angelo nero, pubblicato da Salani nel 2010. Ed è il libro che vi consiglio di afferrare prima che la Festa della Liberazione e la memoria di eroismo e viltà, paura e emozione  che essa custodisce, transiti indisturbata per le nostre vite, risucchiata dall’annuale routine dei giorni festivi.

Bernardo e l'angelo nero_copertinaBernardo è il figlio inetto del podestà del paese. La Toscana del 1943 è percorsa dagli ultimi spasmi di un fascismo esasperato e dalle truppe tedesche a caccia di ribelli. La natura arsa dal sole attorno al paese è fremente e bella da togliere il respiro, e il piccolo balilla poco portato per l’attività fisica ne percorre faticosamente le strade a bordo di una bicicletta, accompagnato dal suo fedele cane Zecca.

Ma quando un soldato americano, un “angelo nero”, cade dal cielo incrociando il cammino di Bernardo, il sopore dell’estate si tramuta in fermento.

Bernardo decide di nascondere il pilota, di curarlo e di accudirlo finché non sarà in grado di consegnare al padre un prigioniero in perfette condizioni, il cui valore strategico ripagherà il ragazzo di tutte le umiliazioni subite e risarcirà il genitore di tutte le delusioni. La missione porta Bernardo, attraverso un intreccio sapientemente costruito, ad affrontare molteplici difficoltà: mentire ai suoi cari, difendersi dai coetanei che lo vessano senza pietà, evitare i fascisti in cerca di rese dei conti, i tedeschi e un insidioso approfittatore. I rancori degli adulti, fra lo spietato Vanni e il ponderato podestà padre di Bernardo, esplodono con violenza mentre il fronte avanza inesorabile, sgretolando la quotidianità.

La storia è raccontata in prima persona, dal punto di vista del giovane fascista, che crede negli ideali di suo padre ma si scopre capace di essere fedele a se stesso e alla propria integrità morale.

Proprio questa scoperta, finemente costruita attraverso le riflessioni di Bernardo e specchiata dalle sue azioni, coinvolge ed emoziona, e mi ha fatto immedesimare nel giovane protagonista come da un po’ di tempo non mi capitava di fare. La scelta di Bernardo non è eroica, ma intrinsecamente egoista, come sappiamo essere molte delle nostre; ma pur nel cercare un vantaggio personale, il ragazzo capisce di non essere portato a fare del male.

Come Bernardo molti italiani si scoprirono scossi al pensiero che il proprio ideale di una nazione forte e agguerrita potesse tradursi in morte certa per altri connazionali e non. Se tali uomini agirono, e come agirono, per contrastare tutto questo, Silei lo immagina infondendo insieme al realismo una grande umanità ai suoi personaggi.

Del perché sia tanto interessato al tema del male che alberga nella storia dell’uomo (ha dedicato al negazionismo della Shoah Alice e i nibelunghi, alla segregazione razziale negli Stati Uniti L’autobus di Rosa, ancora alle questioni irrisolte della Seconda guerra mondiale Se il diavolo porta il cappello), Fabrizio Silei ha dato una risposta ai ragazzi nell’incontro a cui ho assistito.

L’interesse nasce da un dubbio, un’ossessione: al posto di quegli uomini e di quelle donne di allora, messi di fronte alle loro stesse scelte, come avremmo agito? Non sentiamoci pacificati con la nostra storia, i dilemmi dei nostri nonni e bisnonni dimenticati. La tentazione del male, della negazione dell’altro, serpeggia e alberga ancora tra di noi, e dobbiamo combatterla. Anche a ricordarci questo servono la Festa della Liberazione e i buoni libri.

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3 thoughts on “La banalità del bene e del male

  1. Pingback: L’estate di Ciro | GiGi Il Giornale dei Giovani Lettori

  2. Grazie di aver scelto di seguire il mio blog! Prossimamente tornerò a parlare di Fabrizio Silei: ho appena terminato l’ultimo romanzo, che è davvero bellissimo.

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