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Gli androidi non sognano pecore elettriche…

… ma sognano l’indipendenza, la libertà e l’amore: un romanzo young adult, un film celeberrimo e un videogioco per raccontare desideri e tormenti dei nostri doppi in fibra sintetica e metallo.

Nel 1919 Sigmund Freud affermava, nei suoi Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio, che figure e automi dalle sembianze umane hanno un fascino contrubante, che li rende i protagonisti ideali di racconti capaci di strapparci più di un brivido lungo la schiena.

Quasi cent’anni dopo, androidi e robot non ci mettono  più a disagio come un tempo, ma popolano ancora l’immaginario fantastico di ragazzi e adulti.

Con i loro occhi da 6 milioni di pixel mettono a fuoco un futuro di progresso tecnologico verso il quale siamo proiettati alla velocità della luce, con tante aspettive e altrettanto sgomento: perchè spesso, almeno nell’immaginazione degli autori, il mondo condiviso da uomini e macchine è piuttosto oscuro e disumano…

L’Alchimista – Il destino dei gargoyle, Ekaterina Sedia, Asengard 2012, 12,90 euro.

Mattie è un’automa dal fragile viso di porcellana, la cui carica vitale dura il tempo stabilito dal meccanismo che fa muovere il suo cuore. Possedere la chiave per ricaricarne l’ingranaggio è il suo sogno più grande, dopo quello, felicemente realizzato, di emanciparsi dal suo creatore Loharri e diventare alchimista.

Ma Mattie si muove in un mondo di giochi di potere fra Ingegneri, cortigiani e Alchimisti, popolato di creature semi-divine – i gargoyle che plasmano la pietra e le città-  e mostruse – umani deformati come ragni che lavorano nelle miniere, il Fumigatore di Anime che inala i fantasmi dei morti.  E ciò che rende Mattie speciale e diversa dalla maggioranza degli altri automi, ossia la sua intelligenza e i suoi sentimenti, che le fanno desiderare non solo di essere libera ma anche di aiutare gli altri e di amare, potrebbe essere la sua rovina.

Il mondo fantascientifico creato dalla scrittrice russa -ma trapiantata negli Stati Uniti- Ekaterina Sedia, è vibrante e suggestivo. Forse non è estremente originale l’immagine di un universo parallello in cui si confondono storia moderna, magia e meccanica, secondo gli stilemi del genere steampunk, con echi dell’ancien régime settecentesco che prendono il posto della più consueta  ambientazione vittoriana, ma il romanzo L’Alchimista – Il destino dei gargoyle ha il suo punto di forza nei personaggi e nelle loro relazioni con emozioni, desideri e con gli elementi alchemici che paiono governare i loro destini, e in uno stile narrativo scorrevole, impreziosito da odori, suoni e immagini descritti con gusto barocco.

Mentre l’azione e i conflitti veri e propri restano in superfice, la protagonista Mattie scende letteralmente nelle viscere della terra per cercare di spezzare il legame di desiderio e ripulsa che la lega all’ingegnere Loharri, suo mentore, ridare carne e mortalità ai gargoyle condannati a trasformarsi in pietra, e affrontare un sentimento nuovo: l’amore.

Un percorso di crescita raccontato con partecipazione, che rende il romanzo  adatto anche a  lettori adolescenti, che potrebbero apprezzare anche gli altri titoli della casa editrice Asengard, specializzata in fantasy e horror.

Leggendo il romanzo, ho anche pensato che i lettori adolescenti che non avessero ancora avuto modo di farlo, dovrebbero scoprire subito un altro capolavoro della fantascienza, in questo caso cinematografica: Blade Runner, di Ridely Scott.

Del film del 1982, ispirato dal romanzo Il cacciatore di androidi/Do Androids Dream of Electric Sheep? di Philp K. Dick, si è visto, detto e scritto moltissimo. Per me Blade Runner è da vedere assolutamente per la sua azzeccatissima atmosfera noir a cavallo fra anni Cinquanta e Tremila, per il fascino dei protagonisti Harrison Ford e Sean Young, perchè il tema del conflitto fra androidi e umani per affermare il diritto dei primi a vivere e ad amare al di là dei limiti imposti dai loro creatori è romantico e tragico prima che essere fantascientifico. E per una colonna sonora indimenticabile da mettere nel lettore mp3 per i giorni di pioggia.

E se di robot non ne avete ancora avuto abbastanza… non vi resta giocare a Machinarium! Un capolavoro assoluto di immaginazione, inventiva e divertimento che vi terrà incollati al computer:

Machinarium è un’avventura punta e clicca dalla grafica intrigante, dalla stupenda colonna sonora e dalla storia avvincente: seguiamo un piccolo robot lungo la strada dissestata che lo porta ad una arrugginita città del futuro, popolata di bizzarre creature di metallo e fitta di cunicoli, passerelle, torri e altre trappole… che renderanno molto travagliata la ricerca della sua amata robottina! Un gioco adatto a giocatori da 10 anni in su, che saranno i primi ad apprezzare anche i divertenti fumetti con cui i personaggi si esprimono… anche se alcuni rompicapo di logica sono piuttosto difficili e potrebbero richiedere l’aiuto di tutta la famiglia e degli amici!

Realizzato dallo studio indipendente ceco Amanita Design, il gioco è disponibile per l’acquisto ad un prezzo assai modico sul bellissimo sito ufficiale e si può giocare su pc, Mac e anche su tblet Android e iPad.

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3 thoughts on “Gli androidi non sognano pecore elettriche…

  1. Pingback: Recensione de “L’alchimista – Il destino dei gargoyle” @ Asengard blog

  2. No, non è affatto presto! Io ho deciso proprio mentre scrivevo l’articolo che “L’Alchimista” è il regalo di Natale giusto per mia sorella maggiore… ops, spero che non lo legga!!
    Ti confermo che il gioco è davvero entusiasmante, e divertente anche da giocare in compagnia.

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